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EDUCATORI SENZA PAURA

E’ iniziata ieri, con la Messa delle 10.30, la settimana dell’educazione che terminerà mercoledì 31 gennaio con la festa di San Giovanni Bosco, appuntamento che ogni anno coinvolge tutte le agenzie educative presenti sul territorio ed in particolar modo quelle in capo all’Oratorio. Quest’anno sono stati organizzati incontri per ogni tipologia di educanti: famiglie, catechisti, operatori oratoriani, allenatori e dirigenti sportivi. Siamo quindi coinvolti direttamente noi dirigenti e allenatori, ma anche tutti i soci della Freccia Azzurra, ad educarci per educare grazie ad alcuni incontri pensati proprio per il mondo sportivo, dove potremo tirar fuori le nostre difficoltà, le nostre testimonianze e speriamo anche i risultati postivi della nostra azione educativa. “Ragazzini per strada” è stata la canzone di Jovanotti utilizzata come testo di apertura dell’omelia, da Don Francesco e si capisce subito il motivo di questa scelta ascoltando il ritornello in cui l’autore rivolge una domanda ad un ipotetico ragazzino e che penso sia alla base di ogni vero rapporto umano: “E tu come stai?” Una domanda che un educatore dovrebbe rivolgere spesso ai propri ragazzi, una domanda la cui risposta non sempre è scontata, ma soprattutto che non sempre riceve un “tutto bene” come risposta,  ma anzi,  da il là a confidenze profonde completamente diverse da quelle che noi ci aspettiamo. Ed ancora il testo ci ricorda che tanti ragazzi si chiedono se “gli andremo mai a cercare, perché ci teniamo a loro” oppure se a noi alcuni di loro che ci siano oppure no non interessa, magari  perché sono i meno bravi oppure i più introversi o addirittura i più casinisti. Non lasciamo che il compito educativo sia solo dei loro genitori, sentiamoci anche noi importanti nel compito educativo, rendiamoci finalmente conto che la nostra parola pesa molto di più di quella dei loro genitori, che i ragazzi  imparano di più da un nostro “no” che dai mille “si” che ricevono ogni giorno. Facciamogli capire che i nostri no sono come il grido “io ti voglio bene” presente nella canzone, solo allora scopriremo il bello dell’educare, il bello di avere ragazzi che ti seguono non per quello che dici ma per quello che sei. Viviamo in un mondo che va di corsa, è vero,  non abbiamo mai tempo per fermarci un attimo ad ascoltare, finiamo gli allenamenti o le partite e già dobbiamo schizzare a casa dove la moglie, il marito o i figli ci aspettano e lasciamo indietro la parte più bella del nostro essere educatori: loro, i nostri ragazzi che sono lì che aspettano solo di poter rispondere alla domanda “tu come stai?”Pensiamoci tutti perché questa domanda può fare la differenza nel loro e nel nostro futuro.Vi invito quindi tutti agli incontri indicati nella lettera che in questi giorni vi è stata consegnata, ci vedremo tutti quanti insieme per parlare non di sport, non di calci o schiacciate, ma di chi in questi calci e schiacciate affida la propria vita nelle nostre mani.

 

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